Conferenza tragicheffimera

 sui concetti ingannevoli dell’arte

da “La situazione dell’artista” di T. Kantor, “L’arte del Teatro” di G. Craig  e  “Ione” di Platone

scritto, diretto ed interpretato da Cristiana Minasi, coregia Domenico Cucinotta

Spettacolo Vincitore del Premio  E45 Napoli Fringe Festival 2013

“E’ dal limite che vien fuori l’opera d’arte” T. Kantor

Una non più giovane donna riceve in omaggio dall’ente teatrale del comune di appartenenza un paio di ali molto ben confezionate. Il dono/riconoscimento rientra nelle operazioni di dismissione del teatro e dell’attigua costumeria a fini di mutazione dell’edificio medesimo a supermercato. Le ingombranti ali si avvicenderanno in scena mettendo in chiaro oltre che in “atto”, l’impossibile impresa di “spiccare il volo”. Manipolata dall’oggetto, proprio partendo dal limite in cui si ritrova immersa, la donna riconosce la propria, “poco burocratica” direzione e ritrova il suo vero verso. 

Le scomode ali metteranno in luce l’attrice: la donna che decide di fare della propria vita un’opera d’arte, prendendone parte. E’ la sua rivalsa sulla realtà, sulla fittizia pluralità contemporanea che ci vuole tutti uguali, senza scampo, senza via di fuga e realizzazione.Cercare non fuori di sé, ma dentro di sé. Perdere tutto significa ritrovare tutto.

E’ performance/conferenza tragicomica intorno ai temi dell’uomo, dunque dell’arte, di quell’arte di vita che prescinde da ogni inganno e che, per sua natura effimera, legittima ogni piega dell’esistente. E’ conferenza sulla gravità contemporanea, concetto ingannevole costruito dall’uomo contro l’uomo, pronto ad escludere ogni possibile ascesa. E’ un percorso paradossalmente a ritroso, nell’illusione di maturare in una nuova ritrovata infanzia salvifica. E’ manifesto d’arte. E’ manifesto di vita. E’ lezione di volo democratico.

Prendendo in prestito l’immagine del Fedro di Platone l’anima, quando è in possesso delle ali, si dirige verso il cielo e lo percorre in tutta la sua estensione e domina il mondo dall’alto. Quando però l’anima perde le ali precipita in basso e si afferra, nella caduta ad un corpo solido, pesante e inanimato, al quale conferisce il movimento: questo insieme di anima e corpo è ciò che viene chiamato mortale. La qualità di immortale non può essere illustrata in modo altrettanto preciso, tuttavia ci è ugualmente nota.

“Non c’è niente di più bello, che farsi crescere le ali!”  Gli uccelli di Aristofane

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