La Compagnia

 

 

Con lo spettacolo “Due passi sono” (2011) scritto, diretto e interpretato da Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi la coppia sancisce il proprio ufficiale connubio teatrale e vince Premio Scenario per Ustica 2011, Premio In Box 2012 e il Premio Internazionale Teresa Pomodoro 2013, oltre ad essere finalista al Premio Museo Cervi 2012 e al Premio Le Voci dell’Anima 2013.

In un rapporto di apparente normalità, un uomo e una donna, nel cicaleccio ossessivo di un linguaggio di coppia, elaborano una lingua tra Sicilia e Calabria in cui va a consolidarsi l’insostenibile malattia dei rapporti.

 Con “T/Empio, critica della ragion giusta” (2013) scritto, diretto e interpretato da Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi -libera reinterpretazione dell’Eutifrone di Platone- la compagnia si aggiudica la vittoria ai Teatri del Sacro 2013 oltre ad essere finalista al Bando Ne(x)twork 2013 (Teatro dell’Orologio e Kilowatt Festival) e Segnalazione In-Box 2016 e 2017.

Due soggetti, uniti dalla comune sorte di un processo che reciprocamente li attende, disquisiscono e si interrogano intorno ai temi del Giusto e dell’Ingiusto, concetti apparentemente opposti ma che si mostrano inscindibili volti diversi di una medesima medaglia.

 Con il monologo “Conferenza tragicheffimera, sui concetti ingannevoli dell’arte” (2013), di e con Cristiana Minasi, la compagnia vince il Premio di Produzione E45 Napoli Fringe Festival 2013. Lo spettacolo, in una prima forma di studio, era già stato finalista al Premio Dodici Donne 2010 (Atcl) oltre ad essere performance selezionata dal Gai per Gemine Muse 2009. L’opera si ispira a “La situazione dell’artista” di Kantor, a “L’arte del Teatro” di G. Craig e allo “Ione” di Platone.

Monologo tragicomico intorno al tema della vita, dunque di quell’arte che prescinde da ogni inganno e che, per sua natura effimera, legittima ogni piega dell’esistente. Manifesto d’arte, di vita, lezione di volo democratico.

 I tre spettacoli chiudono la Trilogia dedicata al tema del Limite, cifra stilistica della Compagnia, limite inteso quale risorsa drammaturgico creativa per la definizione di qualsivoglia atto d’arte, nella sua natura prima d’atto politico-democratico. Le tre opere, ciascuna in maniera diversa, partendo dall’analisi dei dialoghi di Platone -in particolare del Simposio, dell’Eutifrone e dello Ione- affrontano i temi dell’Amore, dell’Arte e della Giustizia. Il dato comune è la continua insinuazione del dubbio, la costante messa in discussione delle certezze, il continuo oscillare tra amare verità e frizzante ironia. L’intera Trilogia sul Limite definisce un progetto, la cui realizzazione è stata presentata in anteprima per il Cartellone del Teatro Stabile di Messina nell’aprile 2014, volto alla fruizione dei tre spettacoli in tre luoghi diversi: Teatro/Tribunale/Manicomio. Un progetto di teatro itinerante che giunge nei luoghi della socialità, come fosse un abbraccio culturale dello spazio cittadino: una de-costruzione del concetto di teatro nella logica di una ri-contestualizzazione dell’arte nel mondo, sanando fratture e limiti funzionali delle istituzioni oltre, definendo le linee di un’opera teatrale urbana.

“De revolutionibus -sulla miseria del genere umano” (2015) con testi originali di Giacomo Leopardi (nello specifico le due Operette Morali: “Il Copernico” e “Galantuomo e Mondo”) vince i Teatri del Sacro 2015 e debutta in prima nazionale all’interno del Festival di Lucca. La Compagnia, proseguendo il proprio percorso di stampo filosofico, con levità ed estrema ironia, racconta del genere umano girovagando intorno ai temi della propria miseria.

Due attori, come due vecchi comici col carro di Tespi, in un immaginario che unisce il circo di Fellini ai fondali fantastici di Meliés, si confrontano con il Maestro della più amara e saggia ironia approfondendo la propria ricerca del “teatro nel teatro”.

 La produzione “Delirio Bizzarro” (2016) è Vincitrice del Premio di produzione e circuitazione “Forever Young 2015/2016” promosso da La Corte Ospitale. La Compagnia sperimenta una nuova forma di elaborazione drammaturgica, partendo dalle domande sottoposte a pazienti di strutture psichiatriche, inchieste in forma anonima che consentano di raccogliere spunti di vita vissuta.

Un Centro di Salute Mentale e due personaggi: uno in condizione di “pazzo per attribuzione”, l’altra “donna normalissima” ossessionata dalla carriera che avverte un’insania incipiente. Né pazzi né sani, Mimmino e Sofia si scopriranno umani, sorridenti, autoironici, sebbene parti inconsapevoli di un sofisticato meccanismo congegnato per rendere l’uomo prigioniero di sé stesso e sempre infelice.

La Compagnia, sempre in collaborazione con La Corte Ospitale di Rubiera, produce “Patruni e Sutta(2018) adattamento da “L’isola degli schiavi” di Marivaux, continuando nel proprio percorso volto ad alternare ai propri elaborati originali la rivisitazione in chiave contemporanea di opera classiche, in quest’occasione oltretutto confrontandosi con l’inserimento di altri due attori, Gaspare Balsamo (celebre cuntista, allievo di Mimmo Cuticchio) e Monia Alfieri.

A seguito di una tempesta due coppie di padroni e servi approdano sull’Isola degli schiavi lì dove una legge prescrive una trasformazione che implica lo scambio dei rispettivi ruoli. L’isola degli schiavi è l’utopia che consente d’approdare al riconoscimento del sé attraverso il rapporto con l’altro, nell’accettazione che l’altro contenga una parte di noi. In una scenografia ritmico verbale dai tratti assurdi -in un rimbalzo tra dialetto siciliano e italiano- nell’isola del riscatto germogliano i semi della dialettica Servo/Padrone di Hegel.

 Ultimissima produzione l’importante regia affidata al duo Carullo-Minasi dal Teatro Stabile di Catania: “Marionette, che passione(2019) di Rosso di San Secondo. Nello spettacolo Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi mantengono anche il ruolo di attori, affiancati da ulteriori quattro interpreti di altissimo rilievo. La Compagnia Carullo-Minasi si moltiplica in questo progetto, quasi a volere creare una rifrazione delle relazioni di coppia per arrivare a dichiararne l’inevitabile fallimento.

Tra i labili e disordinati confini di “un desolato pomeriggio domenicale”, la scena mostra una serie di delicati anti-eroi: degli uomini-marionette, ossia esseri umani governati dalle proprie pulsioni che si sono trasformate in autentici strumenti di tortura. Con “tragico umorismo” s’illuminano impietosamente le ombre della società. La luminescenza di fuochi d’artificio sbiaditi si effonde su anime fiacche e stravaganti per svelare che basta una minima difficoltà per avvertire l’inclinarsi della luce, dunque il comparire dell’oscuro che tutti ci riguarda, che tutti ci accomuna.

La Compagnia, in data 12/12/2017 ritira, al Teatro Argentina, il Premio ANCT 2017 (Associazione Nazionale Critici di Teatro) all’interno del Premio Europa:

Sono stati l’ultima, piccola rivoluzione delle scene teatrali italiane: una rivoluzione in punta di piedi e sempre con il sorriso sulle labbra, quella con cui Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi hanno unito idealmente Scilla e Cariddi le due sponde di Sicilia e Calabria, per conquistare l’intera Penisola facendo ricorso a un’arma antica -ma persuasiva- come il dialogo. Su questo impianto retorico, al tempo stesso antico eppur sempre attuale, hanno costruito una drammaturgia che si sviluppa attraverso il colloquio e il confronto, maieutica forma di discussione per indagare l’assurdità compulsiva del vivere quotidiano, gioie e dolori, splendori e miserie di un’umanità piccola piccola eppur sempre grande, di animo e di cuore. All’ombra di grandi numi tutelari, da Platone a Leopardi, da Ionesco a Beckett, Carullo e Minasi hanno sviluppato un originale percorso di ricerca, ma anche un metodo di lavoro che li ha portati a collezionare e raccontare le esperienze degli ultimi, delusioni e speranze di chi affronta con dignità sofferenze e marginalità, per esplorare -tra gli altri- i temi dell’Amore, dell’Arte e della Giustizia. Da “Due passi sono” a “Delirio Bizzarro” hanno reso permeabili i confini del Teatro, (ri) portandolo al centro d’inusuali spazi urbani, trasformati in moderna agorà in cui si dibatte e si combatte, si piange, si ride e soprattutto si riflette, con la consapevolezza e con la grazia di chi ha sperimentato l’insostenibile leggerezza del peso di essere teatranti, cittadini e poeti. Per questo Carullo e Minasi ricevono il Premio dell’ Associazione Nazionale Critici di Teatro 2017.

In ultimo viene consegnato alla Compagnia il Premio Adolfo Celi 2018:

Attori, autori e registi, in una parola teatranti nel senso pieno del termine. Il loro lavoro è come la fionda di Davide, piccolo ma capace di colpire, portando l’ironia e l’intelligenza, il cuore e la cultura all’assalto di un mondo-Golia, ormai incapace di guardare dentro se stesso. La levità dei toni dei loro dialoghi non nasconde mai la durezza di una realtà difficile da vivere. Dagli aspetti personali di “Due passi sono”, con cui nel 2011 è partito il loro pluripremiato cammino, a “Delirio bizzarro” esempio di emarginazione e di autoemarginazione, passando attraverso Platone e Leopardi, hanno saputo sempre cogliere la poesia dell’esistenza, testimoni vittoriosi di un cambiamento sempre possibile.

Cristiana Minasi Allieva de “L’isola della Pedagogia” 2010/2013, scuola internazionale di Alta pedagogia della scena per la formazione dei nuovi pedagoghi, progetto diretto da Anatolij Vasiliev e vincitore Premio Speciale Ubu 2012. Collabora, quale pedagoga, con le Accademie Nazionali di Teatro per la conduzione del laboratorio “L’attore e l’oggetto: prove semiserie d’attore/autore”. Lavora e si forma con Domenico Cucinotta, Alessio Bergamo, Emma Dante, Norberto Presta, Sabine Uitz; Cristina Castrillo; Raquel Scotti Hirson e Jesser De Souza (Lume Teatro, Brasil); Tino Caspanello; Andrè Casaca; Paco Gonzales (Floez – Germania); Ian Algie; Andrea Kaemmerle; e gli Oucloupò della scuola del clown clandestino di Pierre Byland di Lugano. Ultimi gli incontri con Chiara Guidi, Alfonso Santagata, Alessandro Serra, Linda Dalisi e Letizia Russo.

Avvocato abilitato, laureata in Giurisprudenza con lode, pubblica la propria tesi in Teoria Generale del diritto dal titolo “Il Soggetto alla Ribalta” ove sperimentalmente relaziona i temi dell’interpretazione giuridica e dell’improvvisazione teatrale. Specializzata in Criminologia e Psicologia Giuridica nello specifico settore dei minori e della famiglia, pone le basi per una relazione ed integrazione dei temi della libertà e dignità attraverso lo strumento del teatro con molteplici progetti.

Giuseppe Carullo Frequenta dal 2000 la Scuola di Teatro Teatès diretta da Michele Perriera, tra i fondatori del “Gruppo 63”. E’ tra gli interpreti di: “Ha riconosciuto il pettine” di Gianfranco Perriera. Segue, dal 2003, la scuola del teatro Vittorio Emanuele (Messina) diretta da Donato Castellaneta, attore della compagnia di Leo De Berardinis. Nel 2004 collabora con la Compagnia Il Castello di Sancio Panza diretta da Roberto Bonaventura e Monia Alfieri, partecipando a molteplici spettacoli tra cui: Le mosche; Colapesce; Metamorphoseon XI, Metamorfosi 74, Microzoi, L’altro Regno. Fondamentali gli incontri con Anton Milenin ed Emma Dante.

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